venerdì 31 ottobre 2008

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Esperimento sociale: l'individuo e il gruppo


Sono le 6.40 del mattino e come si suol dire, mi sono svegliata col pensiero.

I poket coffee occhieggiano ammiccanti sulla scrivania, il mio amico cactus (dovrò dargli un nome prima o poi) mi regala la sua silenziosa compagnia, la lampada a fibre ottiche continua ad ipnotizzarmi quando cambia colore (anche se l'RGB non mi esalta... Perchè non le fanno ciano, magenta e giallo?!) e le zucchette modificate di ieri continuano a sembrarmi meravigliosamente pacchiane, come ieri, quindi bellissime.

Ma andiamo al dunque! L'argomento di oggi è: il comportamento sociale, ovvero come un individuo agisce in presenza del gruppo. Tralasciando tutti quegli aspetti per cui la gente diventa violenta e si eccita in presenza altrui, vediamo qualche esperimentino un po' più blando.

Già vi dissi qualcosa su ciò che accade in ascensore (niente fantasie erotiche u_u) e all'imbarazzo che consegue da una vicinanza imposta. Ecco, torniamo nell'ascensore per vedere cosa succede quando arriva, si ferma, qualcuno sale e c'è già un gruppo di persone all'interno.

Come è nella sua natura, l'uomo cerca di uniformarsi al gruppo solo per esserne accettato e garantirsi una solida sicurezza, questo non intacca atteggiamenti più o meno indotti da filosofie, credi, ormoni ecc! Fatta questa premessa, continuiamo. Senza accorgersene (o facendolo spudoratamente come nel video che metterò in coda, perchè spudorata è la situazione), l'ultimo ad entrare nell'ascensore tenderà ad assumere gli stessi atteggiamenti degli altri (posizione, orientamento ecc). E' uno strumento di difesa!

Anche nell'esternazione dei sentimenti accade lo stesso. Fate questo esperimento: all'interno del vostro gruppo, durante una conversazione, fatevi pian piano tristi, silenziosi, guardatevi la punta delle scarpe, testa tra le spalle e mani in tasca (non subito però, il cambiamento deve essere graduale!).
E' ovvio che in gruppo di 100 persone sarà difficile che accada, bisogna essere in pochi: una decina al massimo, su!
Vedrete come il gruppo, comincerà a farsi silenzioso, ad assumere un volto di circostanza... Io lo trovo molto divertente... Nel senso che è divertente appurare quanto siamo suscettibili a questi fattori :D

E se qualcuno vi chiede cosa è successo e perchè vi siete intristiti... Beh, ditegli che su internet circola gente come me che consiglia di fare cose del genere u_u

Godetevi questo video che spiega meglio di mille parole:

Continua...

martedì 28 ottobre 2008

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Storia della mia degenza in ospedale


Praticamente ottobre è andato così, tra Ospedale Nord e Ss. Annunziata. Per fortuna questi venti giorni della pizza sono passati e sto finalmente a casa!

Diagnosi: nevrite all'occhio destro. Tradotto: infiammazione del nervo ottico. Praticamente non ci ho visto più dall'occhio destro, mi faceva un male boia quando cercavo di guardarmi intorno... Et voilà! Ricovero d'urgenza prima che l'occhio decida di cascarmi! Per fortuna tutto risolto, sono solo un po' più miope, ma date le premesse, le cose sono andate più che bene.

Il primi 11 giorni sono stati i più "tranquilli", il reparto di oculistica era una reggia, gli infermieri simpatici e qualche dottore anche carino (primo tra tutti c'è lui, il mitico dottor M. e poi l'altrettanto mitico dottor V. che somiglia in modo impressionante a Beppe Severgnini). Peccato che tutti avessero un nodo alla lingua e proferissero parola solo sotto tortura!

I restanti 8 giorni circa sono stati un inferno. Il reparto di neurologia del Ss. Annunziata sembra un dormitorio a cielo aperto e sono stata tesa come una corda tra pazienti con crisi epilettiche, coma, allucinazioni e affini... Tanto da tirarmi addosso le invidie degli altri degenti e dei parenti altrui a causa della mia patologia così scialba rispetto alle altre >_>

Unico ricordo più doloroso degli altri è stato quello del prelievo del liquor, eseguito da un dottore-macellaio che mi ha poi costretta a letto per quasi due giorni... Non che avessi da fare!

La canula nel braccio per le flebo ormai si era fatta la casetta, gli infermieri mi chiamavano per nome, i dottori mi davano le pacche sulle spalle e facevo pipì nelle provette un giorno sì e l'altro no. Quando cominci a socializzare in un ospedale vuol dire che ci sei rimasta troppo tempo.

Ora aspetto la terapia. Spero di iniziarla il prima possibile onde evitare di diventare una malata immaginaria (processo che credo sia già cominciato). Ora mi è venuto uno sfogo pazzesco sul collo fin quasi al seno, come tanti punticcini... E già mi sto prendendo paura... Ma il dottore ha detto che è dovuto alla tensione accumulata nei giorni scorsi e dalle dosi massicce di cortisone. Passerà da sola in qualche giorno... Speriamo T_T

Continua...